Libia: Dimensione Marittima e Crisi della Sovranità
di Lorenzo Giuseppe Mamo
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Nella letteratura sulla Libia, la dimensione marittima è spesso trattata come un’estensione secondaria delle dinamiche terrestri: migrazione, sicurezza, energia. In realtà, il mare rappresenta uno spazio primario di esercizio del potere, dove la frammentazione statale libica risulta meno visibile ma non meno incisiva. La lunga costa mediterranea (circa 1770 km), scarsamente controllata e tecnologicamente sotto-monitorata, costituisce una zona grigia di sovranità, in cui si sovrappongono attori statali deboli, milizie, interessi economici informali e potenze esterne.
Formalmente, la Libia esercita sovranità sulle proprie acque territoriali secondo la Convenzione UNCLOS. Tuttavia, nella pratica, il controllo effettivo è discontinuo e selettivo, variabile a seconda degli interessi degli attori locali e delle pressioni internazionali. La Guardia Costiera libica, spesso descritta come un soggetto unitario, è in realtà un insieme eterogeneo di strutture, alcune integrate nello Stato, altre riconducibili a milizie costiere con forte radicamento economico locale. Lo ha spiegato al Post Gabriele Iacovino, analista capo del Centro Studi Internazionali (CeSI) ed esperto di Libia: «Per quanto riguarda poi le istituzioni che afferiscono all’ambito della difesa e della sicurezza, come anche la Guardia costiera, stiamo parlando di potentati locali: milizie più o meno organizzate che rispondono a poteri locali»
Questa ambiguità produce un modello di sovranità funzionale, in cui la legge del mare viene applicata non in modo sistematico, ma in funzione del contesto politico, economico o diplomatico. La gestione delle acque territoriali diventa così uno strumento di negoziazione: si pattuglia quando conviene, si ignora quando il costo politico o economico è troppo elevato.
Il 15 dicembre 2025, Aguila Saleh, presidente della Camera dei Rappresentanti libica, ha dichiarato illegittimo e non vincolante l’accordo marittimo Libia-Turchia del 2019, poiché mai ratificato dal Parlamento. L’accordo era stato firmato dal governo di Tripoli dopo l’intervento militare turco a suo sostegno nella guerra civile e aveva ampliato le rivendicazioni di Ankara nel Mediterraneo orientale, suscitando la forte opposizione di Grecia, Egitto e UE.
Nel 2025 la Turchia ha cercato di estendere l’intesa anche alla Libia orientale, ma Saleh ha proposto negoziati multilaterali con Grecia, Egitto e Turchia per una soluzione condivisa sui diritti marittimi. Atene e Il Cairo restano contrari all’accordo, mentre l’Esercito Nazionale Libico ha avviato colloqui con l’Egitto fuori dal quadro turco. Ankara, pur senza commenti ufficiali, ha prorogato fino al 2028 la propria presenza militare in Libia. In termini strategici, la partita non riguarda solo la delimitazione delle zone economiche esclusive, ma l’equilibrio di potere nel Mediterraneo orientale. Il tentativo turco di consolidare un’intesa con la Libia orientale sembrerebbe mirare a legittimare e rendere irreversibile l’accordo marittimo del 2019, rafforzando la proiezione navale ed energetica di Ankara e complicando i piani energetici di Grecia ed Egitto.
Nel 2025, la Libia resta intrappolata in una transizione fallita verso una democrazia costituzionale e uno Stato unitario, che ha avuto origine con il crollo del regime di Muʿammar Gheddafi nel 2011. La guerra civile degli anni successivi non ha prodotto una vittoria netta per nessuna delle fazioni in campo, trasformandosi invece in uno stallo duraturo, caratterizzato da una frammentazione persistente. Non si tratta più di conflitti su larga scala, ma di un equilibrio instabile tra autorità rivali, milizie locali e interessi stranieri, che rende impossibile il ritorno a una pace stabile e duratura.
Il Paese appare diviso tra due poli principali: a ovest, Tripoli è la base del Governo di Unità Nazionale guidato da Abdul Hamid Dbeibeh, il quale ha superato il mandato originale a causa del fallimento delle elezioni del 2021; a est, l’Esercito Nazionale Libico, guidato da Khalifa Haftar, controlla Tobruk e Bengasi con il sostegno della Camera dei Rappresentanti. Questo dualismo politico è rafforzato dalla politicizzazione delle istituzioni statali, che in molti casi funzionano più come strumenti di controllo e leva politica che come organi al servizio dei cittadini.
Bibliografia
- Il Post, “La Guardia costiera libica non esiste”, (2017),
- https://www.ilpost.it/2017/08/26/guardia-costiera-libica/2 FDD, “Libyan parliament speaker claims maritime deal with Turkey invalid but open to renegotiation”, (2025),
- https://www.fdd.org/analysis/2025/12/23/libyan-parliament-speaker-claims-maritime-deal-with-turkey-invalid-but-open-to-renegotiation/3 Ibid.4 ASA, “Libya’s Crisis in 2025: Fragmentation, Foreign Influence, and Prospects for Stability”, (2026),
- https://www.africansecurityanalysis.org/reports/libya-s-crisis-in-2025-fragmentation-foreign-influence-and-prospects-for-stability
Immagine: Creata con OpenAI