La sovranità finanziaria europea nell’era digitale
di Elvira Parente
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Per decenni, la capacità degli Stati di regolare la moneta, gestire il sistema bancario e garantire il funzionamento dei mercati finanziari è stata associata alla sovranità finanziaria. I pilastri di questo sistema erano le banche centrali, le istituzioni di vigilanza e gli intermediari finanziari. Tuttavia, questo equilibrio è oggi profondamente alterato dalla crescente digitalizzazione delle finanze. Sempre più servizi bancari vengono forniti tramite applicazioni digitali, piattaforme online, infrastrutture cloud e reti di pagamento elettroniche che funzionano oltre i confini nazionali. In questo contesto, sorge una questione che coinvolge sia la tecnologia che la geopolitica: Possono i cambiamenti nella digitalizzazione bancaria avere un impatto sulla sovranità finanziaria europea?
La trasformazione digitale del settore finanziario rappresenta una delle principali priorità dell'Unione Europea. Nella Digital Finance Strategy, la Commissione Europea individua nella digitalizzazione uno strumento essenziale per migliorare l'efficienza dei servizi finanziari, favorire l'innovazione, aumentare la competitività del mercato europeo e ampliare l'accesso ai servizi per cittadini e imprese. Da questa prospettiva, la digitalizzazione costituisce un'opportunità significativa per rafforzare il sistema finanziario europeo e adattarlo alle esigenze di un'economia sempre più interconnessa.
Tuttavia, la rivoluzione in corso non si limita alla crescente adozione di applicazioni mobili nelle filiali bancarie. Ogni transazione digitale o trasferimento di denaro è gestito da una complessa rete di infrastrutture tecnologiche composta da piattaforme digitali, centri dati, servizi cloud e sistemi di elaborazione delle informazioni. Pertanto, non si tratta solo di chi fornisce il servizio finanziario, ma anche di chi gestisce le infrastrutture che consentono il suo funzionamento.
Per comprendere la portata geopolitica di questa trasformazione può essere utile richiamare il concetto di "potere strutturale" elaborato da Susan Strange. Secondo la studiosa britannica, il potere internazionale non deriva esclusivamente dalla capacità di esercitare coercizione militare o economica, ma anche dal controllo delle strutture all'interno delle quali gli altri attori operano. Tra queste strutture, Strange individuava la finanza come una delle dimensioni fondamentali del potere globale. Applicata al contesto contemporaneo, questa prospettiva suggerisce che il controllo delle infrastrutture digitali che consentono il funzionamento dei servizi finanziari possa assumere una rilevanza strategica paragonabile a quella che in passato apparteneva alle istituzioni finanziarie tradizionali. Se nel Novecento il potere finanziario era associato principalmente al controllo delle banche, dei mercati e della moneta, nell'economia digitale esso dipende sempre più anche dalle reti tecnologiche che permettono alla finanza di operare quotidianamente.
Una parte sempre più significativa del dibattito globale si concentra su questo livello infrastrutturale. La Bank for International Settlements (BIS) afferma che il settore finanziario globale sta facendo sempre più affidamento sui servizi cloud per gestire le informazioni, elaborare i dati e svolgere le proprie operazioni. Il vantaggio di questa procedura è evidente: riduzione dei costi, maggiore efficienza, capacità di elaborazione di grandi volumi di dati e maggiore flessibilità operativa. Tuttavia, la BIS sottolinea la forte concentrazione nel mercato dei servizi cloud. Un numero crescente di istituzioni finanziarie beneficia dell'infrastruttura essenziale fornita da pochi grandi operatori. Ciò rappresenta una grande opportunità per le banche e gli intermediari, ma allo stesso tempo introduce nuove forme di dipendenza tecnologica che meritano attenzione.
La questione è particolarmente importante per il settore finanziario. Il Financial Stability Board (FSB) ha affermato che la crescente dipendenza da fornitori di servizi tecnologici potrebbe creare nuove minacce alla stabilità finanziaria. Quando molte istituzioni finanziarie condividono la stessa infrastruttura digitale, eventuali problemi operativi, interruzioni dei servizi o incidenti informatici possono avere un impatto che va oltre il singolo intermediario. In altre parole, la concentrazione sulla tecnologia può portare a rischi sistemici.
Questa dinamica è particolarmente significativa nel contesto europeo. Pur disponendo di un sistema bancario sviluppato e di istituzioni finanziarie tra le più importanti al mondo, l'Europa continua a fare affidamento su infrastrutture tecnologiche che operano su scala globale e che, in molti casi, si trovano al di fuori del controllo diretto delle istituzioni europee. Ciò non implica necessariamente una perdita di sovranità, ma solleva interrogativi sulla capacità dell'Unione di garantire autonomamente il funzionamento di alcune componenti essenziali del proprio sistema finanziario in uno scenario caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche.
In questo contesto, la Banca Centrale Europea ha iniziato a collegare la digitalizzazione alla sovranità monetaria. Affermando in recenti interventi che il mantenimento dell'autonomia monetaria europea nell'era digitale richiede anche il mantenimento di infrastrutture di pagamento sicure, resilienti ed efficienti. Il processo di pagamento è influenzato dalla trasformazione digitale. Ha anche un impatto sulla capacità delle istituzioni pubbliche di mantenere il sistema monetario in equilibrio. La BCE collega questa considerazione alla crescente diffusione dei pagamenti digitali, sottolineando che il mantenimento di infrastrutture sicure in Europa è un fattore cruciale per mantenere l'autonomia monetaria dell'Unione nell'economia digitale.
Da questa prospettiva va interpretato anche il progetto del Digital Euro. La BCE presenta la futura valuta digitale europea come uno strumento volto a garantire che cittadini e imprese possano continuare ad avere accesso a una forma di moneta della banca centrale anche nell'economia digitale. L'obiettivo non è sostituire il contante né rivoluzionare il sistema monetario esistente, ma preservare il ruolo della moneta pubblica in un contesto in cui i pagamenti digitali assumono un'importanza crescente.
Anche la Bundesbank collega il Digital Euro al concetto di autonomia strategica europea. Secondo la banca centrale tedesca, la digitalizzazione dei pagamenti rende sempre più importante la capacità dell'Europa di sviluppare e mantenere infrastrutture proprie, in grado di garantire resilienza e continuità operativa. In questo senso, la questione non riguarda soltanto l'innovazione tecnologica, ma anche la capacità dell'Unione Europea di ridurre possibili vulnerabilità derivanti da dipendenze esterne in settori considerati strategici.
Naturalmente, sarebbe errato considerare esclusivamente la digitalizzazione finanziaria come una fonte di rischio. La trasformazione digitale ha notevoli vantaggi e costituisce una parte importante della competitività economica europea. Il futuro del sistema bancario sarà caratterizzato da servizi più efficienti, riduzione dei costi operativi, innovazioni nei pagamenti e maggiore accessibilità finanziaria. La convinzione che l'innovazione sia una risorsa essenziale per la crescita economica e il rafforzamento del mercato è alla base della stessa strategia europea per la finanza digitale.
La questione centrale riguarda quindi il rapporto tra innovazione e autonomia. In questo senso, il concetto di sovranità digitale elaborato da Roberto Baldoni e Giuseppe Di Luna offre una prospettiva particolarmente utile. Secondo gli autori, la sovranità contemporanea dipende sempre più dalla capacità di garantire un accesso continuo a capacità tecnologiche affidabili. In un mondo in cui funzioni essenziali dello Stato e dell'economia vengono svolte attraverso infrastrutture digitali, il controllo e la disponibilità di tali capacità diventano elementi centrali dell'autonomia politica ed economica.
Applicata al settore finanziario, questa prospettiva suggerisce che la sovranità non possa più essere interpretata esclusivamente come controllo della moneta o delle istituzioni bancarie. Essa riguarda sempre più anche il controllo delle reti, dei dati e delle infrastrutture tecnologiche che consentono al sistema finanziario di operare. La digitalizzazione bancaria non elimina la sovranità finanziaria, ma ne trasforma il significato.
Di conseguenza, la digitalizzazione bancaria può essere vista come un cambiamento nel significato stesso del potere finanziario. Durante il XX secolo, la centralità dei mercati, delle valute e delle banche era il principale fattore che aveva un impatto sull'economia, ma nel XXI secolo l'importanza delle infrastrutture digitali che consentono alla finanza di operare è aumentata. La gestione dei dati, i sistemi di pagamento, le reti digitali e il cloud computing stanno diventando componenti fondamentali dell'architettura finanziaria globale.
La questione non riguarda la possibilità di sostituire le interdipendenze attuali con un'autosufficienza europea che è improbabile. Tali interdipendenze continueranno a caratterizzare il funzionamento dei mercati finanziari in un'economia globalizzata. La capacità dell'Europa di evitare che la modernizzazione del suo sistema finanziario crei nuove vulnerabilità strategiche è il punto centrale. La stabilità delle banche e la stabilità della moneta non sono gli unici fattori che determineranno la sovranità finanziaria dell'Europa, ma anche la capacità di mantenere un adeguato livello di controllo e resilienza delle infrastrutture tecnologiche che consentono la finanza digitale di funzionare. La sfida per l'Europa non consiste nel rallentare la digitalizzazione, ma nel garantire che l'innovazione non si traduca in una nuova forma di dipendenza strategica.
Bibliografia
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Immagine: creata con OpenAI