Norimberga: il Processo agli ultimi grandi gerarchi
di Gabriele Ceraso
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Maggio 1945, finisce la Seconda guerra mondiale in Europa, la Germania si arrende. L’Europa e il mondo hanno affrontato il conflitto più atroce nella storia dell’umanità. Gli Alleati, con l’avanzata verso la Germania, scoprono e documentano le atrocità commesse dai nazisti contro civili e militari, decidendo in seguito di istituire un tribunale internazionale per giudicare i principali leader del regime nazista di 4 capi di imputazione: cospirazione, crimini contro la pace, crimini di guerra e crimini contro l’umanità (compreso il genocidio).
La città scelta per svolgere il Processo è Norimberga, luogo simbolo del nazismo, teatro in passato di frequenti ed enormi raduni e sede dell’emanazione delle leggi razziali nel 1935, ma anche perché il suo Palazzo di Giustizia e la prigione annessa erano tra le poche strutture rimaste in buono stato dopo la guerra.
Il Dottor Douglas Kelley, interpretato dal Premio Oscar Rami Malek, è un giovane psichiatra dell’esercito degli Stati Uniti, viene convocato al Palace, un albergo risparmiato dai bombardamenti e dagli orrori della guerra, presso Mondorf-les-Bains, un piccolo comune del Lussemburgo sud-orientale, scelto dagli Alleati per ospitare temporaneamente i prigionieri di guerra nazisti in attesa di giudizio. In questa sede il Dottore riceve un incarico estremamente delicato e senza precedenti: stabilire se i detenuti siano mentalmente idonei a sostenere un processo e prevenire il rischio di suicidio prima di una sentenza o di un’eventuale esecuzione.
Tra gli imputati spicca il nome di Hermann Göring, interpretato dal Premio Oscar Russell Crowe, il quale ha ricoperto cariche di altissimo rango nel Terzo Reich: Maresciallo del Reich, Vice-Cancelliere, Ministro del Reich per l’aviazione, Presidente del Reichstag e Plenipotenziario del Reich per il Piano quadriennale, insieme ad altri gerarchi come il Vice-Führer Rudolf Hess, il Ministro degli Esteri Joachim von Ribbentrop, il Capo dell’Alto Comando delle Forze Armate Wilhelm Keitel, il Ministro degli Armamenti e architetto personale di Adolf Hitler Albert Speer, l’Editore del giornale antisemita “Der Stürmer” Julius Streicher, il Ministro per i Territori Occupati dell’Est Alfred Rosenberg e il Governatore Generale della Polonia Hans Frank.
Prima dell’inizio del Processo, l’ex Capo del Fronte tedesco del lavoro Robert Ley si suicida strangolandosi nella sua cella. L’episodio costringe il Comandante della prigione di Norimberga a convocare il Dottor Gustave Gilbert, psicologo ebreo-statunitense con origini austriache, per avere un riscontro anche da un altro professionista del settore.
Kelley resta sorpreso dal suicidio di Ley, ma continua comunque a lavorare e trascorre molte ore con Göring, analizza a fondo la sua personalità e si confronta con lui in modo diretto, cerca di comprendere le motivazioni che lo hanno portato a seguire Hitler in ogni sua decisione, fino a renderlo complice attivo e diretto dei suoi crimini. Si instaura così un rapporto e un confronto psicologico intenso. Göring è carismatico, manipolatore e narcisista, Kelley è affascinato e turbato dal potere retorico e dalla psiche dell’ex Maresciallo ed arriva addirittura a stringere un compromesso: in cambio di informazioni utili sugli altri gerarchi da poter sfruttare, fa da “postino” tra lui e la sua famiglia.
Nel frattempo l’ex Avvocato generale degli Stati Uniti d'America ed ex Procuratore generale degli Stati Uniti d'America Robert Jackson, interpretato dal candidato al Premio Oscar Michael Shannon, guida l’accusa presso il Tribunale militare internazionale di Norimberga. La strategia dell’accusa è costruire un caso solido, basato sulle evidenze degli orrori commessi, trasmettendo un filmato e utilizzando documenti che dimostrano le atrocità commesse all’interno dei lager.
Kelley resta scioccato dalle prove mostrate durante il Processo e in privato rimprovera a Göring di essere fortemente convinto del fatto che lui non potesse non sapere dello sterminio che era in atto, entra in uno stato di crisi. Una sera il Dottore, sotto effetto di alcool, rivela ad una giornalista, conosciuta tempo prima in viaggio per il Lussemburgo, informazioni private riguardanti Göring, specificando secondo lui l’alta probabilità per l’ex gerarca di vincere il confronto in tribunale con Jackson. Successivamente, il Boston Globe pubblica un articolo con le informazioni ottenute dalla giornalista, causando di conseguenza la rimozione di Kelley dal caso. Dopo aver abbandonato l’incarico, Kelley decide di consegnare al Giudice Jackson un diario in cui sono presenti informazioni preziose per l’interrogatorio in aula al numero due di Hitler.
Durante il Processo, Göring si dichiara non colpevole e giustifica le azioni commesse durante il nazismo, afferma che la pace e la Repubblica di Weimar avevano prodotto uomini deboli e quindi non adatti a far risorgere la Germania dopo la disfatta della Prima guerra mondiale, inoltre nega di essere a conoscenza dei dettagli riguardanti la “Soluzione Finale” della questione ebraica, attribuendone la responsabilità al Comandante delle SS Heinrich Himmler e al Generale delle SS Reinhard Heydrich, infine dichiara la sua estraneità ai fatti anche grazie ad un documento da lui firmato anni prima in cui si descrive solamente la possibilità di far emigrare gli ebrei e non di sterminarli.
Nel prosieguo del Processo, l’accusa, questa volta guidata dall’ex Procuratore generale per l'Inghilterra e il Galles Sir David Maxwell Fyfe, interpretato dal candidato al Premio Oscar Richard Grant, riesce a far ammettere a Göring le sue responsabilità. Egli afferma di avere sempre e comunque eseguito gli ordini, aggiungendo che avrebbe ripetuto le stesse scelte fatte in passato, confermando dunque la sua piena responsabilità penale per i crimini commessi. Questa confessione diventa un punto decisivo per la condanna.
Il Processo dura circa 1 anno (20 novembre 1945-1° ottobre 1946). Dei 24 gerarchi del Terzo Reich processati, 12 vengono condannati a morte per impiccagione, Göring si suicida in carcere poco prima dell’esecuzione ingerendo una capsula di cianuro. 3 imputati ricevono la pena dell’ergastolo (tra cui Hess), 4 condanne tra i 10 e i 20 anni di carcere e 3 sole assoluzioni.
Al Processo di Norimberga ne seguono altri, sia a Norimberga sia in altre località della Germania e del mondo, contro personalità meno note, ma complici dei crimini commessi: medici, ministri, sottosegretari, alti ufficiali, custodi nei lager, industriali, direttori e funzionari. Kelley torna negli Stati Uniti profondamente cambiato dalla sua esperienza a Norimberga. Pubblica il suo libro, "22 Celle a Norimberga", ma non ottiene il successo desiderato. Scivola nell’alcolismo e cerca di mettere in guardia l’opinione pubblica di tutto il mondo sull’importanza di riconoscere e opporsi al male in tutte le sue forme, in modo che gli orrori commessi dall’uomo nella storia non si ripetano nuovamente. Il 1º gennaio 1958 Douglas Kelley si suicida, a seguito di una lunga depressione iniziata poco dopo la fine del suo incarico durante il Processo.
Il Processo di Norimberga ha avuto una grande influenza sullo sviluppo del diritto penale internazionale, ponendo le basi per il riconoscimento dei crimini contro l’umanità, dei crimini di guerra e dei crimini contro la pace come categorie giuridiche distinte. La Commissione di diritto internazionale, che agisce su richiesta dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha elaborato nel 1950 il rapporto “Principi di diritto internazionale riconosciuti nel Capitolo del Tribunale di Norimberga e nei giudizi del tribunale”, che delineava norme fondamentali per la responsabilità di singoli individui, sottolineando che l’obbedienza agli ordini non poteva giustificare in alcun modo i crimini. L'influenza del tribunale si può osservare anche nelle proposte per la creazione di una corte penale internazionale permanente, che avrebbero portato nel 2002 alla fondazione della Corte penale internazionale.
Norimberga (2025) è una pellicola che mostra un dramma storico, legale e psicologico ed esplora le tensioni e le distanze tra giustizia e coscienza. Il regista James Vanderbilt mostra dinamiche umane di fedeltà, negazione, colpa e responsabilità morale; evidenzia come la legge si scontri con l’imperfezione della natura umana e come la memoria storica diventi uno strumento fondamentale per comprendere la gravità dei crimini commessi e prevenire il loro ripetersi nel corso della storia. Il film funziona, non rappresenta solo una delle più grandi tragedie della storia dell'umanità, ma anche un monito sulla situazione sociopolitica attuale. È necessario non abbassare la guardia su pericoli come la deriva dell'odio politico e sociale.
Bibliografia
- Prosperi A., Viola P , Zagrebelsky G. e Battini M., 2017, Storia e identità: Il Novecento e Oggi. Milano, Einaudi scuola.
- https://tg24.sky.it/spettacolo/cinema/2025/12/17/norimberga-film-personaggi-reali-cast#00
- https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/international-military-tribunal-at-nuremberg
- https://www.fattiperlastoria.it/processo-di-norimberga/
- https://www.treccani.it/enciclopedia/processi-di-norimberga_(Dizionario-di-Storia)/
Immagine: Nuremberg trials 28-1431M original.jpg
Nuremberg Trials. Defendants in their dock, circa 1945-1946. (in front row, from left to right): Hermann Göring, Rudolf Heß, Joachim von Ribbentrop, Wilhelm Keitel (in second row, from left to right): Karl Dönitz, Erich Raeder, Baldur von Schirach, Fritz Sauckel Office of the U.S. Chief of Counsel for the Prosecution of Axis Criminality. (05/02/1945 -10/24/1946)
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