La Guerra in Iran: vincere senza combattere
di Martina Papaserio
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Nel dibattito attuale, la guerra viene spesso raccontata in termini di schieramenti, vittorie militari o perdite territoriali, ma osservando con maggiore attenzione la guerra degli Stati Uniti e Israele contro l’Iran possiamo notare una realtà molto più complessa. In particolare, l’ultima guerra nel Golfo rivela con chiarezza che: mentre alcuni attori sostengono costi immediati altissimi, che siano umani, economici o politici, altri riescono a trasformare quel caos in un’opportunità strategica. Per questa ragione è molto importante comprendere chi trae vantaggi di natura economica e politica nel breve termine. Tale analisi mostra che, come spesso accade, che i veri beneficiari nel breve termine non sono le parti coinvolte direttamente nel conflitto, ma coloro che, per posizione strutturale o capacità di adattamento, riescono a trarre vantaggio dalle conseguenze economiche e geopolitiche del conflitto.
In questo senso, il primo elemento da considerare è il mercato energetico; il conflitto ha infatti generato un’immediata instabilità nella regione del Golfo, provocando un aumento dei prezzi del petrolio e del gas. Questo shock, pur rappresentando un problema per molti paesi importatori, si traduce invece in un vantaggio per alcuni esportatori, tra cui la Russia, che emerge come uno dei principali beneficiari indiretti. Mosca appare infatti, in grado di trarre profitto dagli effetti economici e geopolitici secondari della guerra, mentre altri ne sopportano i costi. In particolare, l’aumento dei prezzi energetici, rafforza le sua capacità di resistenza economica. A ciò si aggiunge un fattore altrettanto rilevante; la guerra in Iran contribuisce a spostare l’attenzione strategica degli Stati Uniti e dei loro alleati dal fronte europeo a quello mediorientale, producendo un “effetto distrazione” che riduce temporaneamente, la pressione internazionale sulla Russia e le offre così uno spazio politico e militare più favorevole.
Non sorprende, dunque, che anche a livello politico europeo si sia diffusa l’idea che la Russia rappresenti il principale beneficiario indiretto del conflitto. È tuttavia importante sottolineare che si tratta di un vantaggio limitato al breve periodo, poiché dipende da fattori contingenti - come l’aumento dei costi dell’energia e la riallocazione dell’attenzione geopolitica e non implica un rafforzamento strutturale e duraturo.
Un altro attore che accanto alla Russia può trarre beneficio- seppur in modo meno evidente- è la Cina. Pechino adotta una strategia prudente, evitando il coinvolgimento diretto e limitandosi ad osservare attentamente l’evoluzione del conflitto. Il vantaggio per la Cina non si manifesta tanto sul piano economico, quanto piuttosto nella ridefinizione degli equilibri globali. La concentrazione degli Stati Uniti sul Medio Oriente può infatti ridurre la loro capacità di proiezione in altre aree strategiche, lasciando a Pechino maggiori margini di manovra. Allo stesso tempo, tuttavia, la Cina deve gestire una contraddizione- se da un lato può beneficiare della distrazione americana, dall’altro resta vulnerabile all’instabilità energetica e alle eventuali interruzioni dello stretto di Hormuz, data la sua dipendenza dalle importazioni di petrolio.
Spostando lo sguardo su altri attori, come l’Unione Europea, la Turchia, possiamo osservare come il quadro appaia ancora più articolato. L’UE risulta tra i soggetti più penalizzati nel breve termine, esposta all’aumento dei prezzi energetici e alle conseguenze economiche del conflitto. Più che trarre vantaggi, essa è costretta a gestire una crisi che si aggiunge alle sfide già esistenti. La Turchia, al contrario, potrebbe tentare di sfruttare la propria posizione geografica e diplomatica per ritagliarsi un ruolo di mediazione o di hub energetico, tali opportunità rimangono incerte a causa dei rischi elevati connessi alla destabilizzazione regionale.
Tuttavia, queste dinamiche non consentono di parlare propriamente di “vincitori”. Tale definizione risulterebbe fuorviante, dal momento che i benefici osservati sono in gran parte temporanei, legati a una fase di disordine internazionale piuttosto che a una reale condizione di stabilità. Infatti, più che produrre veri vincitori, la guerra in Iran sembra piuttosto distribuire, almeno nel breve periodo vantaggi e svantaggi, premiando gli attori più capaci di adattarsi rapidamente al cambiamento.
In questo quadro, la Russia appare come il principale beneficiario del conflitto nel breve termine, seguita dalla Cina, che trae vantaggio in modo più indiretto dalle trasformazioni geopolitiche in atto. Si tratta, tuttavia, di benefici fragili e transitori. Ancora una volta, l’attuale conflitto come nel sistema internazionale contemporaneo, i guadagni di alcuni siano spesso il riflesso di un’instabilità diffusa, destinata nel tempo ad incidere sull’equilibrio complessivo.
Bibliografia
- Time, “How Russia Emerged as an Early Winner of the Iran War” (2026)
https://time.com/7383068/iran-war-russia-oil/ - Al Jazeera, “Russia the only ‘winner’ of US-Israel war on Iran: EU Council president” (2026)
https://www.aljazeera.com/news/2026/3/10/russia-the-only-winner-of-us-israel-war-on-iran-eu-council-president - Washington Institute, “Great Power Spillover from the Iran War: Implications for China, Russia, Turkey, and Europe” (2026)
- https://www.wvdispatch.com/2026/03/who-gains-from-the-iran-war-the-answer-may-surprise-you/
- https://theconversation.com/who-profits-from-war-with-iran-understanding-that-will-be-key-to-resolving-the-conflict-277889
- https://www.remocontro.it/2026/03/18/la-guerra-che-doveva-piegare-liran-sta-logorando-loccidente/
Immagine: creata con OpenAI