La Federazione Russa è ancora una potenza economica?
di Augusto Forte
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A quasi quattro anni dall’inizio dell’“operazione speciale” in Ucraina, avviata il 24 febbraio 2022, il dibattito internazionale è stato fortemente caratterizzato dalle sanzioni imposte dai paesi occidentali, soprattutto dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Queste misure mirano a indebolire sia la potenza militare sia quella economica della Federazione Russa, con l’obiettivo di spingere la popolazione russa a chiedere la fine delle ostilità. Tuttavia, la Russia aveva già subito sanzioni in seguito all’annessione della Crimea, la cui efficacia si è rivelata limitata anche a causa della dipendenza energetica dei paesi europei dalle risorse russe.
Per comprendere meglio le dinamiche attuali, è necessario richiamare il quadro storico ed economico sviluppatosi nel secondo dopoguerra.
Dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’URSS ha dominato la parte orientale dell’Europa, ricca di risorse energetiche e minerarie. Le crisi mediorientali degli anni ’60 e ’70 hanno spinto i paesi occidentali a rivolgersi verso nuove fonti di approvvigionamento, rafforzando così i rapporti con l’URSS e i paesi del COMECON. Questo flusso di denaro e know-how tecnologico ha sostenuto l’economia sovietica, ma gran parte delle risorse veniva destinata alla spesa militare, a discapito di settori come il welfare e la ricerca e sviluppo. Questa impostazione ha creato una dipendenza dai capitali occidentali, contribuendo al tracollo dell’economia sovietica nel 1991. (1)
Il crollo dell’URSS non ha significato la fine dei rapporti con l’Occidente. Anche con il nuovo regime democratico, i legami commerciali e tecnologici sono proseguiti, permettendo alla CSI e poi alla Federazione Russa di sviluppare settori come: la medicina, la farmaceutica, i trasporti, l’agricoltura, il commercio, il turismo e la finanza. Tuttavia, l’economia russa è rimasta fortemente dipendente dall’esportazione di materie prime e idrocarburi, il cui valore di mercato è soggetto a forti oscillazioni.
Questa struttura economica ha contribuito all’emergere di criticità già evidenti prima delle più recenti crisi geopolitiche. In realtà, già prima dell’annessione della Crimea e dell’invasione dell’Ucraina, la ricchezza prodotta veniva in larga parte indirizzata verso l’industria bellica. L’ingresso nel WTO, le politiche tariffarie, l’instabilità del rublo, la presenza di economia sommersa, la corruzione e la carenza infrastrutturale hanno ulteriormente indebolito la posizione della Russia come potenza economica.
Dal punto di vista finanziario, la situazione è peggiorata negli ultimi anni: già nel 2018 la crescita dei prestiti alle famiglie, aveva raggiunto il 13,9% annuo e quelli alle imprese erano aumentati dello 0,8% rispetto all’anno precedente. Questi dati riflettono le difficoltà del sistema bancario e delle famiglie, aggravate dalle sanzioni del 2014 e dal ritiro degli investitori esteri. La Banca Centrale Russa ha risposto con il deprezzamento del rublo, una politica monetaria ristrettiva, mantenuta nel tempo. (2)
Nonostante queste difficoltà, la Russia ha mostrato una certa resilienza: l’economia di guerra ha portato a una crescita del PIL fino al 4%, mentre i rapporti più intensi con i paesi BRICS hanno parzialmente compensato la perdita dei mercati europei. Il commercio russo si è orientato verso est, soprattutto verso Cina e India, anche mediante una flotta petrolifera parallela, sebbene una parte significativa degli introiti pubblici derivanti dalle materie prime venduta ai paesi UE e oltre oceano, sia andata persa, si stima circa un terzo di tali risorse.
L’esclusione parziale dal sistema SWIFT ha spinto la Russia a sviluppare un proprio sistema di transazioni internazionali, l’SPFS, rafforzando così l’autonomia regionale. In ambito industriale, si è assistito a un nuovo processo di nazionalizzazione, con maggiori investimenti dei proventi degli idrocarburi in altri settori, tramite la creazione di un Fondo Sovrano per le necessità nazionali.
Queste trasformazioni hanno avuto effetti rilevanti anche sul mercato del lavoro e sugli indicatori macroeconomici. L’economia, sempre più incentrata sul settore militare, ha portato nel 2024 a una crescita del PIL fino al 7%. Si registra anche un aumento medio degli stipendi, ma la carenza di manodopera specializzata è aggravata dall’aumento della mortalità dovuta al Covid-19 e alla guerra in Ucraina.
Il boom del PIL nel breve periodo è controbilanciato da criticità strutturali: la concentrazione delle attività industriali nella produzione bellica, la mancanza di manodopera qualificata (con molti giovani impiegati al fronte), l’aumento dell’inflazione (al 10% nel 2024), una politica monetaria restrittiva (tasso d’interesse al 21%) e la carenza di investimenti stranieri, esclusi quelli provenienti dai partner BRICS e alcuni paesi asiatici. La Russia, inoltre, resta dipendente da questi paesi per l’export di idrocarburi e materie prime, così come per l’importazione di know-how, tecnologia e risorse alimentari, data la scarsa diversificazione degli investimenti. (3)
In sintesi, se da un lato l’economia di guerra ha momentaneamente sostenuto il PIL, dall’altro le fragilità strutturali stanno rallentando la crescita russa e aumentando il debito pubblico. Gli effetti delle sanzioni e dell’isolamento internazionale, insieme alle criticità interne, fanno pensare che la Russia possa incontrare crescenti difficoltà nel sostenere il conflitto e nel trovare una soluzione alla crisi, rischiando un nuovo tracollo simile a quello dell’URSS nel recente passato.
Bibliografia
- (1) Maria Elena Guasconi, Prove di politica estera, la Cooperazione Politica Europea, L’atto Unico Europeo e la fine della guerra fredda, MONDADORI UNIVERSITA’;
- (2)chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.infomercatiesteri.it/public/rapporti/r_88_russia.pdf#:~:text=Il%20settore%20“oil%20
- (3)https://www.infoaut.org/approfondimenti/russia-i-segreti-della-resilienza-economica
- https://russiaspivottoasia.com/russias-foreign-trade-2024-changes-and-2025-trends/#:~:text=Supply%20Chain%20Routes,%2C%20Georgia%2C%20Kazakhstan%20and%20Turkiye.
- https://www.infomercatiesteri.it/public/rapporti/r_88_russia.pdf
- https://www.infoaut.org/approfondimenti/russia-i-segreti-della-resilienza-economica
- https://www.analisidifesa.it/2025/03/la-resilienza-delleconomia-di-guerra-russa-uno-studio-del-rusi/
- https://www.themoscowtimes.com/2025/08/26/from-war-surge-to-slump-is-the-russian-economy-heading-toward-recession-a9035
- Maria Elena Guasconi, Prove di politica estera, la Cooperazione Politica Europea, L’atto Unico Europeo e la fine della guerra fredda, MONDADORI UNIVERSI
Immagine: generata con l’IA